Lezioni di saggezza antica per l'ansia moderna
Viviamo nell'epoca più prospera della storia umana. Abbiamo accesso a tecnologie che i re del passato non potevano nemmeno immaginare, cibo da ogni parte del mondo a portata di click, e possibilità di viaggiare, imparare e sperimentare che anche solo cinquant'anni fa erano impensabili.
Eppure, i tassi di depressione e ansia non sono mai stati così alti.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la depressione è ora la principale causa di disabilità a livello globale. Più abbiamo, peggio stiamo. E intanto, da qualche parte nell'aldilà, un vecchio re d'Israele sta ridendo sotto i baffi: "Ve l'avevo detto tremila anni fa."

Intorno al 950 a.C., un uomo che aveva letteralmente tutto quello che si potesse desiderare scrisse queste parole:
"Ho provato a rallegrarmi con il vino... ho intrapreso grandi opere... ho piantato vigne per me stesso... ho fatto giardini e parchi... ho comprato schiavi e schiave... ho anche posseduto mandrie e greggi... ho ammassato argento e oro... mi sono procurato cantanti e cantatrici e tutte le delizie degli uomini... Tutto quello che i miei occhi desideravano, non glielo ho negato."
Il risultato?
"Vanità delle vanità, tutto è vanità."
Questo antico sovrano aveva scoperto quello che la ricerca psicologica moderna chiama "adattamento edonico" o "treadmill edonico": la nostra tendenza a tornare rapidamente a un livello relativamente stabile di felicità nonostante eventi positivi o negativi.
In parole più semplici: ci abituiamo a tutto.
La storia di Salomone è il case study perfetto per quello che gli psicologi chiamano "miswanting": l'errore sistematico nel predire cosa ci renderà felici e per quanto tempo.
Salomone aveva realizzato ogni fantasia di ricchezza e potere che un essere umano possa concepire. Eppure scoprì una verità psicologica devastante: avere tutto significa perdere il piacere di desiderare qualcosa.
Quando puoi avere tutto subito, niente ha più il sapore dell'anticipazione. L'anticipazione - l'attesa di una ricompensa - attiva il sistema della dopamina più della ricompensa stessa. È per questo che spesso il viaggio verso un obiettivo è più soddisfacente del raggiungerlo.
Salomone, che poteva ottenere qualsiasi cosa istantaneamente, si era privato di questo meccanismo neurologico fondamentale per la felicità.